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Previsioni economiche: per il 2016

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Come sarà in 2016? Crescita economica globale, inflazione, mercati azionari Usa e altro ancora nelle previsioni di Goldman Sachs. Che non sono poi neanche tanto negative
I temi economici importanti e le previsioni che su questi temi ha elaborato Goldman Sachs. Ve le proporremo un po’ alla volta, visto che il tema – anzi, i temi – sono importanti e di non breve elaborazione. Intanto il 2016 si avvicina.
QUADRO GENERALE
Negli anni appena scorsi, la crescita economica è stata spesso deludente, ma nonostante questo non ha impedito la crescita delle quotazioni degli asset rischiosi. Per quanto riguarda il 2016, Goldman Sachs si attende che nei paesi avanzati la crescita continui.

Ma per gli asset rischisi vede due fattori di rischio: le quotazioni già molto alte e il probabile innalzamento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Per questo le migliori opportunità di investimento per il 2016 si concentreranno sulla rotazione tra mercati e settori.
Per quanto riguarda l’inflazione, Goldman Sachs si aspetta che sia più alta di quanto stimano ad oggi i mercati. E la maggiore crescita dell’inflazione spingerà verso l’alto il rendimento nominale dei titoli obbligazionari.
Secondo Goldman Sachs, i tassi di interesse a breve mostreranno andamenti divergenti tra i paesi del G10 (la Fed dovrebbe alzare, BCE e BOJ dovrebbero ancora abbassare), i rendimenti obbligazionari dovrebbero salire e la curva dei tassi diventare più ripida.
Per quanto riguarda il mercato Forex, Goldman Sachs prevede una ulteriore crescita del dollaro rispetto alle altre monete dei paesi del G10. La monete dei mercanti emergenti, che negli ultimi anni hanno perso valore, dovrebbero restare stabili nel 2016 e anche oltre.
I prezzi delle commodity energetiche e dei metalli industriali dovrebbero calare. Goldman preferisce rimanere esposta su materie prime legate alle spese operative, come il petrolio, piuttosto che ha su materie prime in conto capitale come il rame.
CRESCITA GLOBALE: PIU’ STABILE DI QUANTO SEMBRI
Secondo gli economisti di Goldman Sachs, il PIL mondiale dovrebbe crescere del 3,6% nel 2016, dopo essere cresciuti del 3,2% (il minimo post crisi) nel 2015. L’immagine qui sotto (Exhibit 1) mostra come la crescita si ripartirà tra le economie più importanti, e come si stia ripartendo nel 2015. Gran parte dei miglioramenti verranno dai paesi che quest’anno hanno sperimentato forte recessioni, come la Russia e il Brasile. quest’ultimo non dovrebbe crescere, ma limitare di molto i datti rispetto a quanto avvenuto nel 2015
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Anche l’Europa e il Giappone dovrebbero crescere: la prima dell’1,7% e la seconda dell’1,0%. Mentre gli Stati Uniti dovrebbero rallentare a +2,2% dal +2,4% del 2015. La Cina dovrebbe rallentare ancora, crescendo del 6,4% contro il 6,8% del 2015.
La sostanziale stabilità delle previsioni di crescita per i paesi sviluppati e per le economie emergenti dovrebbero essere sufficienti a compensare le preoccupazioni di rischi al ribasso implicati dal rallentamento sperimentato quest’anno dal settore manifatturiero globale, e dal possibile prossimo innalzamento dei tassi di interesse da parte della Fed.
Secondo Goldman Sachs, la flessione dell’industria è stata solo un passaggio transitorio, risultato dei tagli delle spese in conto capitale nei settori minerario e dell’energia e della transizione cinese verso un sistema meno dipendente dagli investimenti fissi industriali.
Una crescita economica ancora stabile nel 2016 dovrebbe dissipare anche le preoccupazioni che gli Stati Uniti e gli altri paesi sviluppati siano bloccati in una “stagnazione secolare”. In verità, mentre gli economisti e gli investitori sono stati stupiti dalla flessione del ritmo di crescita del PIL

avvenuta negli anni appena scorsi, sono stati anche sorpresi dalla forza della ripresa del mercato del lavoro. I tassi medi di disoccupazione dei paesi del G7 sono calati più velocemente in questa ripresa che nelle altre riprese economiche dal 1970 ad oggi. Ripresa che è stata guidata soprattutto dal lato della domanda dell’economia.
L’INFLAZIONE NEGLI STATI UNITI
La crisi sta passando. Questo processo riguarda in maniera e con estensione diversa i paesi del G7, ma il tasso di disoccupazione medio è adesso superiore di meno di 100 punti base rispetto al livello minimo degli ultimi 30 anni. La ripresa del mercato del lavoro è in fase più avanzata negli Stati Uniti dove il tasso di disoccupazione è sceso in ottobre al 5,0% ed è previsto da Goldman Sachs al 4,6% per la fine del 2016. Livelli così bassi non si vedevano dal 2007.
Tutto questo dovrebbe convincere i mercati obbligazionari che i rischi di deflazione sono più bassi di quanto fino ad oggi stimato, e allo stesso tempo che quelli di una prossima crescita dei prezzi sono attualmente sottostimati.
A spingere in alto l’inflazione dovrebbe contribuire anche il prezzo del petrolio. A New York il prezzo è sceso recentemente a 42 dollari al barile, ma gli economisti di Goldman Sachs credono che – per i probabili aggiustamenti di domanda e offerta – potrà risalire entro il 2016 a 52 dollari. E da qui la stima di Goldman Sachs di una crescita dei prezzi delle commodity che potrebbe eccedere anche il 20%.
Nel 2016 l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe crescere dell’1,8% negli Stati Uniti, dell’1,1% in Europa e dello 0,3% in Giappone. E nel 2017 gli indici CPI  dovrebbero crescere rispettivamente del 2,4%, dell’1,6% e dell’1,5%. In molti paesi avanzati, specialmente nell’area euro e in Giappone, l’inflazione “core” resterà comunque sotto gli obiettivi delle rispettive banche centrali,ma la distanza tra inflazione effettiva e obiettivo dovrebbe ridursi. E i timori di deflazione dovrebbero un po’ alla volta attenuarsi.
L’inflazione dovrebbe crescere anche nei mercati emergenti. Eccezioni a questa tendenza saranno la Russia e il Brasile. La crescita dei prezzi nei mercati emergenti sarà

spinta dal prezzo del petrolio e dal deprezzamento delle monete locali, che renderà più care le importazioni in generale. Per questo le banche centrali di quei paesi dovranno trovare un non facile equilibrio tra stimolo alla crescita e controllo dell’inflazione.
POLITICHE MONETARIE DIVERGENTI PER I PAESI SVILUPPATI
Gli economisti di Goldman Sachs ritengono che nel 2016 le economie sviluppatecresceranno tutte, ma che sarà soprattutto quella degli Stati Uniti a muoversi con maggiore velocità.
Il grafico che segue (Exhibit 3) confronta l’andamento del PIL di Usa con quello di Europa e Giappone dal 2004 ad oggi ponendo il livello raggiunto nel 2008 per tutti uguale a 100, in modo da rendere più immediato il confronto.Come si vede chiaramente, negli ultimi anni la crescita Usa è stata la più intensa. Anche per questo la Federal Reserve sta preparando un prossimo rialzo dei tassi di interesse mentre BCE e BOJ potrebbero estendere anche per il prossimo futuro gli stimoli monetari.
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La ripresa economica e il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, con ogni probabilità – quasi certamente da dicembre 2015, secondo Goldman Sachs – spingeranno la Fed ad aprire un ciclo di inasprimento della politica monetaria, in cui sarà probabilmente più tenace di quanto i mercati si aspettino adesso per via del probabile innalzamento dell’inflazione nel 2016.
Tutto questo dovrebbe favorire il dollaro.
Ma, se come già visto nel 2015, la forza dell’economia Usa non dovesse risentire negativamente di un dollaro in crescita, la politica monetaria restrittiva non dovrebbe subire contraccolpi.
Le economie di Europa e Giappone non si sono invece dimostrate così forti; nelle due aree l’inflazione rimane molto tenue, e così le aspettative di inflazione; e i pericoli di ulteriori freni alla crescita dovuti a un possibile rallentamento dei mercati emergenti lasciano immaginare che le politiche monetarie di BCE e BOJ resteranno ancora accomodanti.
Tutto questo dovrebbe indebolire entrambe le monete.
PETROLIO: PREZZO IN CALO A BREVE E IN CRESCITA PER FINE 2016
Alla fine del 2014, quando il prezzo del petrolio ha cominciato a scendere, gli economisti di Goldman Sachs hanno sviluppato il concetto di “Nuovo ordine petrolifero” per spiegare come il passaggio alla fase di “sfruttamento” nel ciclo dell’offerta determinerà con ogni probabilità l’andamento dei prezzi delle materie prime nella prossima decade e oltre.
Durante il 2015, la domanda di petrolio è stata molto forte, specialmente se si tiene conto della flessione della crescita globale, ma l’offerta è stata ancora maggiore. Il risultato è stata una flessione del prezzo del petrolio ancora maggiore del previsto.
Secondo gli economisti di Goldman Sachs, le dinamiche della domanda e dell’offerta dovrebbero portare ad una ulteriore flessione del prezzo WTI nella prima parte del 2016, per vederlo poi crescere a 52 dollari al barile entro la fine dell’anno.
fonti Soldionlinee Goldman Sachs

“La Stampa” dedica un articolo all’attività di promotore finanziaro

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